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Sandokan: L’avventura visiva di Valerio Evangelista CCS con ALEXA 35 e Virtual Production

Valerio Evangelista CCS insieme ai direttori della fotografia Mirco Sgarzi CCS e Alessandro Pesci CCS reinventa Sandokan: un viaggio visivo tra virtual production e location reali.

Dec. 22, 2025

Per la nuova serie “Sandokan”, il direttore della fotografia Valerio Evangelista CCS firma l’idea visiva e la cinematografia di un viaggio che fonde eredità emotiva e linguaggio contemporaneo, tra mari in LED wall e foreste tropicali ricreate in Italia. Dopo le esperienze con il regista Jan Michelini su “Blanca” e “Doc 3”, Evangelista coordina un impianto produttivo complesso – insieme ai direttori della fotografia Mirco Sgarzi CCS e Alessandro Pesci CCS – lavorando con ALEXA 35 e virtual production per un’immagine che unisce reale e digitale. Tra backlot calabresi, set a Roma e l’oceano di Réunion, il direttore della fotografia racconta come tecnologia, scenografia e costumi si intreccino per restituire allo spettatore lo stesso senso di avventura ed evasione che Sandokan porta con sé da generazioni.

Com’è iniziata la collaborazione con i registi Jan Michelini e Nicola Abbatangelo per Sandokan?

La mia collaborazione con il regista Jan Michelini è iniziata dopo aver lavorato insieme sulla seconda unità di Blanca (prima stagione) e su una parte di Doc 3. Ho curato l’idea e la cinematografia della serie Sandokan ma tengo a precisare che la regia di Nicola Abbatangelo è stata affiancata dal direttore della fotografia Mirco Sgarzi CCS per le puntate 4 e 5, mentre le puntate 6, 7 e 8 hanno visto la compartecipazione di Alessandro Pesci CCS. È stato un viaggio meraviglioso condiviso con due colleghi altrettanto meravigliosi.

Il DP Mirco Sgarzi CCS (sinistra), e il DP Alessandro Pesci CCS (destra).

Il DP Mirco Sgarzi CCS (sinistra), e il DP Alessandro Pesci CCS (destra).

Sandokan ha un’eredità iconica, soprattutto dallo sceneggiato del 1976. Qual è stato il tuo approccio? Omaggio o nuovo linguaggio visivo?

Ricordo benissimo il vecchio Sandokan: ero bambino e quello sceneggiato, per quei tempi, era incredibile, un viaggio in Malesia che partiva dai nostri salotti. Non ho cercato un’eredità visiva, ma un’eredità emotiva. Quello che Sandokan aveva suscitato in me era il viaggio mentale che, da bambini, ci portava lontano con la fantasia.

Una foto backstage con l'attore Can Yaman, interprete di Sandokan.

Una foto backstage con l'attore Can Yaman, interprete di Sandokan.

Come hai lavorato con i registi per definire il look della serie? Quali reference avete utilizzato?

Ho cercato un’immagine che “odorasse di spezie”, che rendesse tangibili polvere, acqua e fuoco. Un’immagine tridimensionale, capace di toccare e suggestionare emotivamente lo spettatore, diegetica a un racconto così avventuroso. In fase di creazione abbiamo fatto riferimento a un concetto visivo trovato interessante in Master & Commander di Peter Weir, ma anche a serie come 1899 e Shōgun, passando, perché no, per Pirati dei Caraibi.

Riccardo Filippini (steadicam operator) con l'attore Ed Westwick.

Riccardo Filippini (steadicam operator) con l'attore Ed Westwick.

Dove avete girato e per quanto tempo?

Le riprese sono durate 17 settimane. Lo scenografo Luca Merlini ha ricreato il consolato inglese in Calabria, in un backlot che comprendeva la casa del Console, le prigioni e l’ospedale. La fase di navigazione si è svolta in un grande teatro a Roma, con un LED wall alto circa 6 metri e lungo 60, di forma ovale. La foresta è stata ricreata in parte a Formello (Roma), con importanti interventi scenografici, incluse diverse centinaia di piante tropicali integrate nella boscaglia esistente. La serie si è conclusa nell’Oceano Indiano, nella meravigliosa isola di Réunion, dove abbiamo catturato immagini mozzafiato di un oceano violento che si infrange su scogliere nere e maestose.

Avete scelto ALEXA 35: come è avvenuta la scelta? E in cosa vi è stata più utile? 

Abbiamo scelto ALEXA 35 perché, essendo da sempre legato alla famiglia ARRI, era la soluzione più adatta al progetto: leggera, compatta, con una latitudine di posa straordinaria, capace di leggere le sfumature più delicate anche in condizioni di luce ridotta, come gli interni delle navi illuminati principalmente dal fuoco reale delle candele; nei teatri di posa abbiamo integrato fonti artificiali sia moderne sia tradizionali, lavorandole insieme per mantenere la veridicità della luce in dialogo con la virtual production. 

Abbiamo scelto ALEXA 35 perché era la soluzione più adatta al progetto; leggera, compatta, con una latitudine di posa straordinaria, capace di leggere le sfumature più delicate anche in condizioni di luce ridotta.

Valerio Evangelista CCS

Cinematographer

In concreto ci è stata particolarmente utile nella gestione delle basse luci e delle alte luci garantendo dettaglio e morbidezza nelle transizioni, nel rendere credibili gli interni illuminati da fonti diegetiche preservando colore e texture, nel mantenere coerenza estetica tra riprese reali e virtuali grazie alla sua ampia latitudine e alla pulizia del segnale, e nella flessibilità operativa sul set grazie a peso e ingombro contenuti che hanno agevolato i movimenti macchina in spazi complessi.

"ALEXA 35 è stata utile per la flessibilità operativa sul set grazie a peso e ingombro contenuti che hanno agevolato i movimenti macchina in spazi complessi." racconta il DP Valerio Evangelista CCS.

"ALEXA 35 è stata utile per la flessibilità operativa sul set grazie a peso e ingombro contenuti che hanno agevolato i movimenti macchina in spazi complessi." racconta il DP Valerio Evangelista CCS.

Come avete gestito l’illuminazione per unire location reali e set virtuali? Come avete replicato la luce solare sui LED wall del Teatro 7?

La notte era “illuminata dalla luna”, che si irradiava tra i palmizi e prendeva corpo incontrando l’umidità. Per la fusione tra reale e virtuale, oltre all’esperienza, è stato necessario un periodo di test mirati, precisi e coordinati da un’équipe di professionisti: dalla generazione dei contenuti fino alla proiezione durante lo shooting. Lavorando su un LED wall così grande, la macchina da presa e quindi il linguaggio tengono conto tanto del valore aggiunto della tecnologia quanto dei suoi limiti, che vanno studiati e gestiti.

Per quanto riguarda la coerenza cromatica e delle texture tra reale e virtuale, avete utilizzato LUT specifiche o un particolare processo di pre-produzione?

Il processo è stato definito già in pre-produzione attraverso test mirati e un flusso condiviso tra reparti. L’unione delle fonti, la loro lavorazione e l’integrazione con la virtual production hanno consentito di mantenere coerenza di luce, colore e texture dalla generazione dei contenuti alla proiezione. (Implica un lavoro su LUT e pipeline, sviluppati durante i test con l’équipe dedicata.)

La troupe di Sandokan sul set durante le riprese.

La troupe di Sandokan sul set durante le riprese.

Lavorare su un progetto così ambizioso con la virtual production: che esperienza è stata? Si è rivelata principalmente una necessità logistica o un'opportunità creativa? Quali difficoltà avete incontrato e quali nuove possibilità si sono aperte?

Girare su un virtual set è incredibile: se prepari bene i contenuti, puoi raggiungere un livello visivo altissimo e gestire quasi tutto—dalla possibilità di “congelare” certe condizioni di luce alla creazione di inquadrature altrimenti impossibili. Nel nostro caso, girare realmente in mare su navi antiche sarebbe stato complicatissimo, per tempistiche, organizzazione e imprevedibilità di meteo e mare; la virtual production ha offerto una risposta concreta a queste sfide. La cinematografia di Sandokan è stata una sfida molto complessa, che richiede organizzazione estrema—dalle squadre in avanzamento al set—e massima concentrazione per ottenere un risultato visivamente competitivo. Il lavoro del direttore della fotografia raggiunge il massimo valore in stretta collaborazione con Scenografia e Costumi: sono i reparti che ti permettono di portare a compimento un’idea. La magia del cinema è il materializzarsi di quell’idea attraverso il lavoro di tutti.

Attrezzature tecniche fornite da Panalight.