Rachel Morrison in BLACK PANTHER e MUDBOUND

Rachel Morrison in BLACK PANTHER e MUDBOUND

“Sono mondi a parte” dichiara Rachel Morrison ASC riguardo MUDBOUND e BLACK PANTHER.

E’ stato un grande anno per Rachel Morrison, ASC: è diventata la prima regista donna ad essere candidata agli Oscar per il suo lavoro con Netflix, MUDBOUND, ed inoltre ha girato l’attesissimo BLACK PANTHER della Marvel. “Sono mondi a parte”, commenta Morrison riguardo i due film. Ha affermato che si è sentita attratta da BLACK PANTHER per la forte relazione instaurata tra lei e Ryan Coogler nel 2013 lavorando all’indie FRUITVALE STATION. “Sapevo che Ryan lo avrebbe reso speciale in qualche modo, in una forma o nell’altra, e non sarebbe diventato solo un film tratto da un fumetto,” ha riportato. “Ero anche molto entusiasta di questa sfida. E’ l’opposto di qualsiasi cosa abbia mai fatto prima”

Rachel Morrison ASC goes handheld on BLACK PANTHER.
Photo: Matt Kennedy / Marvel Studios 2018

The Filmmaker's View: Rachel Morrison - DP is the best job on set, we all know that

Rachel Morrison racconta del suo ultimo lavoro FRUITVALE STATION – la sua prima collaborazione con il regista Ryan Coogler. Il team ha recentemente collaborato di nuovo  in BLACK PANTHER.

BLACK PANTHER racconta la storia di T’Challa, che ritorna a casa nel suo piccolo stato africano il quale vanta tecnologie futuristiche, per rivendicare il trono dopo la morte del Re, suo padre. MUDBOUND, successo più caratteristico per Morrison, è stato diretto e scritto in collaborazione con Dee Rees e racconta la storia di due famiglie nel Sud rurale degli Stati Uniti, una bianca, ed una nera, nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale. Per entrambi i film, Morrison ha fatto affidamento in diversi modi alle tecnologie fornite da ARRI.

Morrison ha aggiunto che, nonostante BLACK PANTHER della Marvel sia un gran film, “a livello della camera non è stato poi così diverso rispetto ad alcuni film più piccoli a cui ho lavorato”. “Questo parla molto di più del modo in cui a Ryan piace lavorare che di un film della Marvel di per sé,” ha dichiarato. “Fondamentalmente si trattava di uno show con due camere, una camera C ed una D, ed occasionalmente una in più”. La Produzione ha utilizzato le ARRI ALEXA di Panavision per catturare l’azione.

La luce è stata una delle più grandi sfide in BLACK PANTHER e Morrison ha fatto molto affidamento sugli SkyPanel di ARRI. “L’entità dell’illuminazione era molto più vasta rispetto a quelle che avevo provato precedentemente”, ha riportato. “Gli SkyPanel circondavano interamente i set. Abbiamo costruito un intera giungla in un teatro di posa!”. Ricorda il suo primo giorno in cui ha girato una scena in flashback con un condominio sullo sfondo. “Abbiamo posizionato SkyPanel in ogni singola unità ed il mio tecnico luci disponeva di un dimmer,” ha aggiunto. “Abbiamo pensato, facciamogli vedere la TV, e programmiamolo. Potevamo regolare la luce in ogni appartamento, ed è qualcosa che non avrei mai immaginato di poter fare prima.”

Cameras capture actor Chadwick Boseman (Black Panther/T'Challa) on the set of BLACK PANTHER.
Photo: Matt Kennedy/Marvel Studios 2018

“Lo SkyPanel è diventato uno strumento proprio incredibile” ha aggiunto. “Penso che sia stato qualcosa che ho davvero imparato in BLACK PANTHER, scoprire la versatilità del colore ed essere in grado di affievolirlo e cambiarlo tramite wireless. E’ davvero incredibile come la trasformazione di un blu in viola o un cambiamento dell’intensità della luce possa esser fatto da un Ipad”. Ha constatato che potrebbe anche cambiare le luci durante una coreografia. “Solo premendo un tasto, senza dover comunicare agli attori di liberare la scena mentre porti una scala da dodici e tendi un telo sulla luce”. “Se cerchi il look dell’ora magica, ma non sai se l’intento sarà il caldo, un ora magica soleggiata, oppure un freddo-scuro, puoi programmare entrambi i look e chiedere al regista, ti piace più A o B? E’ uno strumento incredibilmente versatile.”

BLACK PANTHER era anche pieno di effetti speciali, una nuova dimensione per Morrison. “Il supervisore degli effetti speciali Geoff Bauman era qualcuno che voleva collaborare ed ispirare”, ha detto. “Sono stata incredibilmente fortunata. C’è un po’ meno spontaneità in un film immerso di effetti speciali perché devi capire qual è la visione completa, ma far sì che venga resa la stessa qualità istintiva umana al lavoro”.  Un certo numero di scena coinvolgeva anche grandi acrobazie. “Devi arrenderti un po’ al controllo,” ha detto. “Diventa davvero una collaborazione ancora più grande, fare un piano con il coordinatore degli stuntman, i tuoi stuntman ed il supervisore degli effetti speciali. Si tratta della collaborazione della produzione cinematografica, cercare di essere chiari sulla visione d’insieme ed essere certi che tutti siano sulla stessa pagina. E’ lo stesso per un piccolo film che per un film di massa.

SkyPanels shine from above on this BLACK PANTHER set.
Photo: Matt Kennedy/Marvel Studios 2018

Sii paziente. Questo non è un settore in cui il successo arriva da un giorno all’altro. Devi costruirlo, essere ostinato e riconoscere che ci vorrà del tempo.

MUDBOUND parla di una storia complessa riguardo il razzismo e violenza durante le leggi di Jim Crow nel Sud, e di PTSD (disturbo da stress post traumatico) subito dai soldati nella Seconda Guerra Mondiale. Jason Mitchell interpreta il ruolo di Ronsell, un soldato di colore che ritorna nel Mississippi. Durante la guerra in Europa, ha imparato l’onore ed il rispetto, tornato a casa viene visto come un cittadino di seconda classe. “Ero molto interessato a MUDBOUND perché questa è la fotografia che mi ha ispirato prima di tutto”, ha detto Morrison, la quale elenca i fotografi dell’era documentaristica come Gordon Parks, Dorothea Lange, Walker Evans, Ben Shan e Arthur Rothstein. “MUDBOUND è stata l’occasione per fargli onore” ha riportato. “Visivamente, è il sogno di ogni direttore della fotografia – e di sicuro il mio sogno, ed uno dei primi veri film d’epoca che ho girato.”

E’ stata inoltre ispirata dai documentari di Les Blank e dalla sua “bellissima, gamma di colori tenui”, ha descritto. “Si ha come la sensazione di far cadere la cinepresa e lasciare che la vita si svolga, quindi è stata anche un po’ di ispirazione.” Morrison attribuisce allo scenografo David Bomba la creazione del mondo evocativo del film, mentre riprendevano in luoghi reali appartenenti all’epoca storica. Morrison ha anche raccontato la storia con la luce, poiché le persone povere non disponevano di energia elettrica ed utilizzavano candele e lanterne.

Il film è stato girato con le ALEXA Mini di ARRI, sebbene Morrison inizialmente lo considerasse un film da 35mm. “Non è stata così una grande differenza giustificare i costi”, ha detto Morrison, la quale ha trovato la Mini molto utile nelle riprese interne “minuscole case delle piantagioni in cui ogni millimetro conta”. Quando era nella fase di pre-produzione, la Mini ne uscì con il sensore in 4:3 in modalità de-squeeze per le produzioni anamorfiche ed un frame che va da 0.75-200 fps, in aggiunta all’upgrade della modalità Open Gate. “Abbiamo ampiamente girato in anamorfico ed in una piccola parte in sferico, e (con l’upgrade), la Mini è stata lo strumento perfetto.”

Rachel Morrison ASC operates a shot with the ALEXA Mini on MUDBOUND.
Photo: Steve Dietl / Netflix

Su ciò che caratterizza un buon regista, Morrison ha una prospettiva interessante da quando lei stessa era regista. “Lei o lui ci porta una visione molto chiara della storia che ha intenzione di raccontare, ma allo stesso tempo è anche interessato nel collaborare ed ispirare le persone che hanno intorno”, ha riportato. “Ispirano i collaboratori ma allo stesso tempo sono anche ispirati da loro stessi e sono aperti a nuove idee, reattivi sul set, flessibili ma con ancora un chiaro tipo di idea di quello che porta avanti la storia.”

Essere gentile e generoso è un bonus per lei. “Entriamo in queste collaborazioni quasi come se andassimo in guerra…Devi essere pronto e disposto a prendere una pallottola l’uno per l’altro”, ha riportato. “E vuoi anche venirne fuori come una famiglia. Non è la prima cosa che cerco in un regista, ma è la in cima”

(Left to right) Operator P. Scott Sakamoto and director Ryan Coogler discuss the scene with DP Rachel Morrison ASC.
Photo: Matt Kennedy ©Marvel Studios 2018

Ha anche dei consigli per i giovani filmamker che stanno avanzando in questo business. “Siate curiosi”, dice. “Non imparerete senza fare domande.  Capiterete in 10 o 15 set di altri Dop prima di ottenere il tuo.”

“Sii paziente”, consiglia. Questo non è un settore in cui il successo arriva da un giorno all’altro. Devi costruirlo, essere ostinato e riconoscere che ci vorrà del tempo. La fuori, non c’è carenza di persone talentuose ed eccezionali. Penso che finirai per essere assunto non per il lavoro che fai, ma per la persona che sei, il che è unico in questo settore”.

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